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#1 09-05-2009 17:06:07

Rex78
Ospite

ll problema del variabile...

Buonasera,
nei primi giorni di Giugno dovrò rogitare l'acquisto della mia prima casa, un bilo da 58mq.

Ho valutato un pò di opzioni tra fisso, misto, variabile su Mutuionline ed alla fine (anche se non convinto al 100%) ho inviato la doc.ne alla banca optando per un fisso (€100.000 in 20 anni). Nello specifico ho scelto CheBanca poichè attualmente è la migliore sullo spread (in competizione con Barclays) ma soprattutto non ha nessun costo iniziale aggiuntivo (perizia, assicurazione, c/c aggiuntiv, ecc..), che si traduce in circa € 1000 risparmiati al tempo zero.

Una cosa che trovo strana è che tutte le banche che ho contattato non mi consentivano di avere un taglio di spread all'aumentare dei redditi proposti...è vero che si ragiona in un'ottica di portafoglio ma mi sembra proprio (al contrario di quello che tutti pensano) che la situazione attuale fa pagare i soldi di più a chi ha un profilo di credito migliore per garantirsi contro una maggiore probabilità di default di chi ha un profilo più rischioso...Almeno eviterò di inserire i miei genitori come garanti!

Venendo alla questione tasso, è ovviamente allettante stipulare un variabile al 2,20-2,30%, e certamente i tassi saranno bassi per tutto il 2009 e anche il 2010. Con un tasso così potrei optare per 15 anni invece di 20, pagare una rata comunque più bassa ed abbattere il capitale più velocemente. Il motivo per cui ho desistito è semplicemente l'esperienza passata di amici/colleghi che hanno in passato stipulato un mutuo variabile, i quali a fronte di incrementi dell'euribor di 0,25 o 0,50 punti si ritrovavano rate cresciute in modo vertiginoso! Inoltre abbiamo letto tutti in passato (ricordo tanti casi sul Corriere.it) di quante persone si sono ritrovate con rate cresciute del 50% in pochi mesi...o addirittura quasi raddoppiate!

Se andate su Telemutuo.it veine presentato il seguente esempio:

"Il primo mutuo ad un tasso fisso del 7% per tutta la durata del mutuo ed il secondo con un tasso variabile inizialmente del 4% ma che poi aumenta sistematicamente dell'1% ogni tre anni fino a raggiungere un tasso del 10%.

      TASSO FISSO                          TASSO VARIABILE
Anni     Tasso- Rata- Cap.res.     Tasso- Rata - Cap.res.
1° - 3°     7%    775   92.335          4%    606    89.590

4° - 6°     7%    775   82.884          5%    653    78.758

7° - 9°     7%    775   71.232          6%    694    66.947

10° - 12°  7%    775   56.866         7%    729    53.445

13° - 15°  7%    775   39.154         8%    755    37.262

16° - 18°  7%    775   17.316         9%    773    16.931

19° - 20°  7%    775       0            10%    781       0

Il sorprendente risultato è che la rata del mutuo a tasso crescente non supera praticamente mai quella del mutuo a tasso bloccato, nonostante negli ultimi anni costi il 3% in più!
In termini pratici questo concetto suggerisce di approfittare del mutuo a tasso variabile quando si presenta con un costo originario molto più basso dell'offerta a tasso fisso"


HERE WE ARE!! Se uno legge i numeri in alto non dovrebbe avere il minimo dubbio (specie ora in cui la forbice tra fisso e variabile aumenta giorno dopo giorno) a stipulare un variabile, ma la domanda è: QUALCUNO DI VOI CREDE CHE, A FRONTE DI INCREMENTI DEL TASSO VARIABILE COSI' COME DELINEATI NELL'ESEMPIO, L'INCREMENTO DI RATA E' REALMENTE COSI' BASSO?? Io penso che nella realtà, una situazione come quella sopra descritta, comporti un incremento della rata di proporzioni indefinite!!!

Conclusione: mi tapperò il naso ed oterò per il fisso (che alla luce dell'incremento continuo dellIRS sarà ancora più salato del previsto), ma eviterò almeno di passare notti insonni quando i tassi inizieranno a risalire!!

Voi cosa ne pensate???

#2 11-05-2009 06:13:29

gabri
Membro SENIOR
Registrato: 15-12-2008
Messaggi: 259
Sito web

Re: ll problema del variabile...

perfetta l'analisi,complimenti.
venendo alla domanda da te sollevata,io penso che per fare una corretta valutazione di un soluzione a tasso variabile non si può prescindere dal reddito.perciò,a parte le questioni legate ai tassi e alla spesa per interessi,bisgona domandarsi: riuscirò,in previsione di u n aumento dei tassi,a pagare la rata senza particolari difficoltà? in genere è considerata equilibrata una esposizione finanziaria non superiore al 30-35% del reddito,ma è una consideraazione molto soggettiva perchè dipende dal luogo di residenza della persona(a milano p.e il costo della vita è maggiore che a catania)
o dal supporto economico dato da parenti in età senile con pensione o altre entrate.

venendo al tasso variabile,il tasso incide sul capitale e sulla durata. è evidente quindi che deve proteggersi sopratutto chi accende un mutuo di importo alto e durata medio-lunga,o comunque nei primi anni del mutuo perchè i tassi lavorano su un capitale resiuo maggiore e hanno effetti più consistenti sulla rata.
l'effetto dell'aumento dei tass dipende,altresì,dal piano di ammortamento. e qui mi riallaccio all'aumento spropositato dell rate che ha colpito chi aveva accesso un mutuo a tasso variabile.
il piano di ammotamento,come sappiamo,è quello alla francse,dove il rimborso degli interessi è decrescente e quello del capitale crescente.
escludendo il mutuo a tasso fisso,dove le quote di capitale e interessi sono determinate all'inizio del mutuo e non cambiano per tutta la durata,
in un normale mutuo a tasso variabile tali quote vengono normalmente ricalcolate ad igni scadenza della rata.
molte banche,invece,usano un piano di ammortamento diverso,dove la quota capitale è costante e prefissata all'inizio del mutuo.
la conseguenza è che se il tasso di partenza è basso,come è accaduto a chi aveva sottoscritto il mutuo nel 2003-2004,si blocca per tutta la durata una quota capitale alta.è evidente che se i tassi aumentano l'effetto sulla rata sarà più dirompente rispetto ad un mutuo co piano di ammortamento normale,perchè lavorano su un capitale più alto. la stessa entità,ma al contrario,ha l'effetto sulla rata di una riduzione dei tassi.

morale della favola:guardate sempre il piano di rimborso. se prevede le quote capotali costante, quando i tassi sono bassi pesateci bene perchè i tassi incideranno su un capitale maggiore negli anni a venire. viceversa se alla partenza i tassi sono alti partire con il variabile,in modo da bloccare una quota capitale più bassa,e successivamente ,quando i tassi scendono,sostituirlo con un mutuo a tasso fisso. oppure scegliete un mutuo che vi dà la possiblità di rinegoziarlo in qualunque momento senza spese(es.mutuo switch di credem)


Richiedere una consulenza indipendente non costa niente. Non richiederla può costare caro.

Non in linea

#3 11-05-2009 17:18:50

Rex78
Ospite

Re: ll problema del variabile...

Ciao Gabri,

ti ringrazio per il prezioso consiglio però non mi è chiarissimo il tuo riferimento al piano alla francese o con quota capitale costante (che dovrebbe essere il piano all'Italiana).

Correggimi se sbaglio: per calcolare la quota interesse della rata, il tasso di periodo viene comunque applicato sul capitale residuo. E' pacifico che più velocemente il capitale viene abbattuto inizialmente, più una variazione verso l'alto dei tassi inciderà di meno sugli interessi da pagare in futuro.

La differenza è che alcune banche applicano un ammortamento alla francese in cui la quota capitale è crescente e rimane invariata anche se i tassi salgono, altre banche al variare dei tassi modificano anche la quota capitale di ogni rata (in questo caso diminuendola).
Ipotizzando che ci sia un solo aumento di tasso durante il mutuo, la banca che ricalcola la quota capitale-interessi fissa una rata (certo più alta) che resta costante fino alla fine, determinando in modo classico la quota capitale come differenza tra rata e interessi fino alla fine del piano.
La banca che mantiene invariato il piano di abbattimento del capitale applica, gioco forza, un aumento maggiore nel momento dell'incremento del tasso, ma successivamente la rata deve essere per forza decrescente perchè la quota capitale della rata è già fissata e gli interessi si calcolano sul capitale residuo (che via via è minore).

Un caso del genere sarebbe quasi ininfluente rispetto alla scelta di uno o dell'altro metodo (dovremmo ragionare in termini di valore attuale delle somme pagate in futuro, ma ci perderemmo nelle ipotesi).

E' certo, e concordo con te, che in un momento come questo, prevedendo dal 2010-2011 un aumento costante dei tassi, chi stipula ora un mutuo variabile con una quota capitale non modifcabile rischia di vedersi aumentare le rate in modo molto pesante. Concordo anche con il principio che quando i tassi sono alti si parta assolutamente con il variabile per poi passare ad un fisso quando la curva tocca i minimi (proprio come ora).

Il problema sta però nella curva dell'IRS rispetto a quella di Euribor e BCE!! La discesa delle ultime 2 è accompagnata in modo molto meno che proporzionale dalla prima, così quando tutti (come me) pensano di poter ottenere un fisso attorno al 4-4,50%, scoprono che sono fortunati a stipularlo al 5,30-5,50, anche perchè le banche applicano uno spread decisamente maggiore sui fissi. Alcuni miei colleghi, che in banca hanno chiesto info sulla conversione da variabile a fisso, di fronte alle rate proposte hanno optato per mantenere ancora il variabile...non ho le info necessarie per dire se hanno fatto bene ma certamente ma la cosa fa riflettere.

Concordo sul fatto che la scelta di un tasso dipenda dalla curva dei propri redditi: un impiegato statale deve certamente optare per una rata + costante possibile perchè il proprio reddito varia poco...un'impresa o un professionista sceglierà il variabile perchè il peso della rata è proporzionale(almeno in teoria) con l'andamento dei propri affari.

Io però dico che quando puoi avere un tasso del 2.2% (contro un 5,3-5,5% del fisso) nella fase iniziale del mutuo devi cercare di cogliere questa opportunità in qualche modo. Penso che la soluzione CAP possa essere quella giusta (domani dovrei andare in banca e ti aggiorno...), specie se lo spread è ancora buono ed il tetto è praticamente pari al tasso fisso attuale! Il floor, anche se c'è, non potrà essere maggiore del tasso di partenza per cui andrebe bene. Mi informerò certamente sul piano di ammortamento del capitale e mi farò fare un pò di simulazioni per valutare una possibile evoluzione. Considerà che ho già fatto un raffronto tra un fisso di 100K a 20 anni al 5,3% ed un CAP con partenza 2,5% ed incremento graduale nei primi 10 anni fino al 5,5%, tasso che resta tale fino alla fine del mutuo (quota capitale variabile). Ebbene in 20 anni risparmi circa 13K!

Il mutuo SWITCH di CREDEM ti da la possibilità di passare una tantum dal variabile al fisso, quindi l'opzione la puoi esercitare una sola volta. Non sarebbe male ma ho leto che lo spread applicato può arrivre anche al 2,50%! Un pò altino direi...

Penso di aver scritto troppo...e magari anche stupidaggini per cui mi ritiro...buona notte!!

#4 12-05-2009 03:48:09

gabri
Membro SENIOR
Registrato: 15-12-2008
Messaggi: 259
Sito web

Re: ll problema del variabile...

l'analisi è giusta .
nel mutuo a quote capitali costanti l'aumento dei tassi induce un aumento della rata più alto rispetto ad un mutuo normale con ricalcolo periodico del capitale fino a metà circa della durata del mutuo. dopo le cose si invertono.
le cose vanno viste in senso relativo.
in senso assoluto vale per tutte e due i piani di ammortamento la convenienza a  partire con un tasso basso perchè permette di estinguere più velocemente capitale.


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