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#1 30-07-2010 17:08:40

emanuele74
Nuovo Membro
Registrato: 30-07-2010
Messaggi: 1

x ALESSANDRITE e membri del forum

Ho un quesito da rivolgervi:

ho presentato domanda per la concessione di un contratto di mutuo finalizzato all'estinzione di un mutuo contratto precedentemente per l'acquisto della prima casa.

La scorsa settimana sono stato contattato dalla competente sede provinciale (Perugia) e mi é stato comunicato l'accoglimento della domanda presentata per il II° trim. 2010.

Contestualmente a tale comunicazione, il funzionario responsabile del procedimento, su indicazione del dirigente del servizio,   ha fatto presente che "condizio sine qua non" per poter procedere alla surroga/rinegoziazione (l'Ufficio sta ancora valutando quale delle due strade sia percorribile) é la stipula, in via preliminare, di una convenzione matrimoniale per effetto della quale l'immobile dovrà essere immesso nella comunione dei coniugi, uscendo dalla comunione ordinaria tra i coniugi in cui si trova attualmente.

Preciso che:

-          il sottoscritto, iscritto alla gestione del Fondo Credito Inpdap, é coniugato dal 2008 con altra persona iscritta alla medesima gestione e che, insieme, abbiamo presentato istanza per la concessione di mutuo Inpdap cointestato, in quanto entrambi in possesso del requisito
soggettivo per l'ammissione al finanziamento;

-            il regime patrimoniale del matrimonio  é il regime legale di comunione dei beni;

-         il mutuo richiesto all'Istituto é diretto all'estinzione di un mutuo già cointestato ad entrambi e contratto per l'acquisto di un' immobile (prima casa) a sua volta cointestato ad entrambi con quote del 50% ciascuno, in virtù di acquisto in comunione ordinaria (artt. 1100 e ss. del codice civile), perfezionato  con atto stipulato 15 giorni prima di contrarre matrimonio (nella sostanza l'immobile é in comunione ordinaria tra i coniugi  anzichè in comunione dei coniugi);


La richiesta dell'Ufficio é stata ribadita nonostante le perplessità da me immediatamente espresse e confortate anche dal Notaio di fiducia da me interpellato per una valutazione preliminare dell'atto richiestomi come "condizio sine qua-non".

Alla luce anche del contenuto della nota n. 361/r d.d del 23/10/2007, più volte citata in questo forum, ritengo che la richiesta in questione sia un vero e proprio non-senso (cui tuttavia, in assenza di alternative, sarò costretto mio malgrado a sottopormi).

Probabilmente cercherò di contattare, per una ulteriore conferma, la competente Direzione Centrale di Roma.

Qualcuno é incappato in richieste analoghe? Siete riusciti a risolvere?

Ciao e grazie.

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