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Come funziona l’assegnazione delle case popolari? I limiti dei bandi

Di anno in anno, soprattutto nelle grandi città come Roma, Milano, Torino, emerge il problema abitativo, e le risposte che vengono date dai vari comuni sono differenti, e molto spesso poco soddisfacenti. Ci sono però delle certezze, che riguardano soprattutto le situazioni legate all’alienazione delle case popolari (che rientrano nella cosiddetta edilizia sovvenzionata), e dalle possibilità di ereditarle.

A riguardo, ad esempio, l’alienazione di una casa popolare non è consentito prima che siano trascorsi 10 anni e comunque non prima che sia stato pagato l’intero prezzo agevolato pattuito e l’eventuale riscatto.

C’è poi l’ulteriore limite che è rappresentato dal diritto di prelazione che vanta l’ex IACP (ora Ater) al quale va data comunicazione della volontà di procedere ad alienazione, che l’Ater deve eventualmente esercitare nei successivi 60 giorni.

Qui si hanno tre possibilità:

  1. Quella di rimozione del diritto di prelazione, con il pagamento del 10% del valore catastale (secondo gli estimi) da parte dell’acquirente;
  2. Quella di esercizio della prelazione (che dura dieci anni);
  3. Quella di ‘non esercizio’ di alcuna prelazione.

Invece l’alienazione nel caso di successione ereditaria è sempre possibile (vedi anche Dichiarazione di successione), visto che la legge non ha imposto alcun veto in tal senso.

Assegnazione Ater: come funziona?

Per conoscere nel dettaglio i requisiti di cui si deve essere titolari per poter “sperare” nell’assegnazione di un alloggio che rientri nelle cosiddette case popolari, ci si deve riferire al bando di assegnazione.

Come genericamente indicato dalla legge l’edilizia sovvenzionata (insieme a quella agevolata e quella convenzionata) deve avere come destinatari persone che abbiano un basso reddito (al di sotto di una determinata soglia) o che palesino situazioni economiche disagiate (vedi anche Mutuo senza garanzie).

L’entità di queste condizioni sono però specificate nei vari bandi, che hanno carattere “locale” visto che le differenti realtà impongono delle logiche condizioni differenti (ragion per cui le iniziative sono rimandate principalmente ai vari comuni e non alle giunte regionali o provinciali). In generale come requisiti comuni richiesti troviamo:

  • la cittadinanza italiana;
  • l’interesse lavorativo o abitativo nel territorio in cui si fa richiesta di assegnazione;
  • basso reddito (rimanendo sotto una soglia specificata da bando);
  • non avere alcun titolo di proprietà o di usufrutto;
  • non aver ottenuto già un alloggio assegnato;
  • non occupare una delle case popolari senza avere alcun diritto o titolo per farlo.
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