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Quali novità con l’Ape per la certificazione energetica?

L’iter normativo per regolamentare gli obblighi e le modalità con cui ottenere la certificazione energetica è stato tutt’altro che fluido. Nonostante l’Italia fosse stata tra i primi Paesi comunitari a muoversi per poter recepire le direttive europee in materia, è infatti andata incontro a numerosi richiami, ed ha fattivamente concluso la procedura solamente a metà 2015. Infatti dal 1 ottobre 2015 è diventato definitivamente attivo il regolamento definitivo.

Dall’Ace all’Ape (attestato di prestazione energetica): cosa è cambiato?

Da un punto di vista sostanziale le modifiche non sono state molte, in entrambi i casi infatti l’obiettivo è rimasto quello di responsabilizzare i proprietari (anche quelli potenziali) degli immobili sull’importanza e sul peso economico che può avere una differente classe energetica, spingendo ad effettuare le necessarie modifiche, tramite opere di Ristrutturazione casa , al fine di migliorare l’efficienza laddove questa non è per nulla o poco soddisfacente. Negli ultimi anni si è, in particolare, tornati verso l’obbligatorietà di presentazione della certificazione energetica (questione aggirata tramite l’inserimento della clausola nei contratti, dove l’acquirente o l’affittuario asserisce di aver ricevuto idonea documentazione).

Anche la totale autonomia inizialmente garantita alle Regioni (per questo i costi e i modelli usati erano molto differenti, ad esempio tra la Regione Lazio a quella Sicilia, oppure tra Roma e Milano) è stata ridotta, giungendo alla decisione di dover adottare una sola tipologia di certificazione energetica a livello nazionale, unificando anche i criteri che gli addetti ai lavori (che devono essere professionisti abilitati e indipendenti) devono adottare. Il procedimento di unificazione e armonizzazione delle procedure, e sull’uso stesso del tipo di attestato, non ha però avuto effetto sul costo che rimane estremamente variabile.

Quanto dovrebbe essere il costo?

Non esiste un vero e proprio tariffario, e dipende dal prezzo che ciascun professionista attribuisce in primis al proprio impegno, alle dimensioni dell’immobile da certificare e dalla complessità della valutazione (presenza di impianti anche solari e fotovoltaici, numero e varietà dei sistemi di raffreddamento e riscaldamento, ecc). Online comunque si trovano proposte di certificazione a meno di 100 euro, o addirittura a meno di 50 euro. Prima del 2015 ciò poteva essere compensato dal fatto che molti professionisti basavano la certificazione sulla dichiarazione dei proprietari, ma dal momento in cui sono notevolmente aumentate le sanzioni anche per il professionista certificatore, almeno un sopralluogo diventa obbligatorio. Per avere un’idea si può guardare il prezzo medio applicato dai certificatori nella propria zona, che non dovrebbe superare comunque i 200 euro circa come valore medio.

Altri articoli: Mutuo fotovoltaico.


 

 

 

 

 

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