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Mutuo lavoratori autonomi: spazio alle convenzioni per risparmiare?

Chiunque si sia avvicinato al mondo dei mutui, anche semplicemente durante una fase ricognitiva, ha imparato ad avere confidenza con alcuni elementi che ne determinano soprattutto le possibilità di concessione, come il LTV, il rapporto rata reddito od i margini di flessibilità che la banca presenta in fase di valutazione, ecc.

Alcune categorie però possono avere delle ulteriori limitazioni, che portano a una riduzione delle possibilità di ottenere la somma voluta. Una situazione di questo tipo si ha con il mutuo per libero professionista, che seppur può essere richiesto sia per l’acquisto della casa, che per lo svolgimento dell’attività lavorativa, necessità la presenza di alcune condizioni specifiche, atte a rafforzare le garanzie che la banca desidera. Vi è perciò una grande disparità di trattamento, essendo lasciata alla discrezionalità di ciascun istituto di credito (vedi anche Mutuo per famiglie monoreddito).

Per migliorare le proprie chance ci si può riferire alle convenzioni con Istituti di credito, oppure con richiesta ad un fondo stanziato al proprio ente di appartenenza (come Enpam, Enpaf, ecc).

Requisiti e condizioni

Essendo presente il rischio di impresa, sia che si tratti di un mutuo richiesto per sopperire alle necessità abitative che quelle lavorative, come già detto, la banca vuole maggiori garanzie. Quindi se per un dipendente basta il cud dell’ultimo anno e le ultime tre o due buste paga, quando il mutuo è richiesto da un libero professionista come documenti si richiedono le dichiarazioni dell’Unico di almeno l’ultimo biennio, l’iscrizione all’ordine di appartenenza, i versamenti, Iva, ecc.

Anche nel rapporto rata reddito vengono fatti dei correttivi, specialmente quando si tratta di un mutuo generico (che può essere richiesto tanto dai dipendenti che dagli autonomi, professionisti liberi, ecc), mentre una volta concesso le clausole di flessibilità gestionale, (come la sospensione delle rate, le opzioni di cambio di tasso, ecc) valgono allo stesso modo. Invece per quanto riguarda il mutuo che i lavoratori autonomi possono richiedere per lo svolgimento della propria professione, allora bisogna riferirsi a finanziamenti specificatamente pensati per i titolari di partita Iva (aspetto fondamentale anche per quanto riguarda la componente della detrazione degli interessi passivi).

Detrazione interessi passivi: le differenze tra prima casa e attività lavorativa

Per la detrazione degli interessi passivi sul mutuo destinato all’acquisto dell’abitazione principale, allora valgono le stesse disposizioni valide per tutti gli altri lavoratori o percettori di reddito. Invece per quanto riguarda l’attività lavorativa, gli interessi passivi possono essere portati in detrazione in misura pari al 50%, in modo forfettario (vedi anche Detrazione mutuo dal 730). Aspetto che si estende anche per chi ha scelto il regime dei minimi, non essendo stato specificatamente escluso, nemmeno dall’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate.


 

 

 

 

 

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