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Mutuo di scopo legale o volontario: la nuova normativa

La categoria dei mutui comprende anche delle tipologie che sono considerate atipiche: tra queste la forma principale è ravvisabile in quello che viene denominato “mutuo di scopo”. Quest’ultimo generalmente rientra nella categoria dei mutui chirografari (vedi anche Prestito chirografario) spesso assistiti da forme fidejussorie, come polizze o altre garanzie ed include i prestiti finalizzati.

Infatti perché si possa parlare di mutuo di scopo è necessario che le parti pattuiscano consensualmente la stipula del contratto nel quale oltre alla somma che sarà oggetto del finanziamento viene indicato in modo chiaro quale sarà lo scopo dell’impiego del denaro stesso.

Quindi mentre il mutuo ipotecario o fondiario utilizzato per l’acquisto della propria casa non rientra nel mutuo di scopo, ci può rientrare un finanziamento specificatamente concesso per l’avvio di una start up, oppure per l’acquisto di un’auto o di un altro bene.

Ancor più nel particolare nel caso del mutuo di acquisto (ma anche costruzione) il mutuatario ottiene le somme dietro garanzia costituita da ipoteca, potendo utilizzare le somme in modo difforme dallo scopo originario: ad esempio per restituire il denaro prestato dai genitori per l’acquisto della casa.

Invece questa libertà non esiste nel mutuo di scopo, ed anzi, se non si rimane fedelmente nel rispetto delle finalità pattuite, subentra la nullità del contratto stesso.

Differenza tra lo scopo volontario e legale

Lo scopo ‘sottointeso’ al mutuo può essere di tipo volontario o legale e le principali differenze tra i due rimangono sull’aspetto dell’atipicità del contratto. In quello legale, infatti è lo scopo stesso che, essendo legale, riconduce il contratto di mutuo all’interno della categoria “tipica”. In quello volontario questo aspetto viene meno ed è quindi necessario che sia specificato anche tramite clausola in modo chiaro lo scopo per il quale la somma viene concessa.

Cassazione e collegamento negoziale

In entrambi i casi suddetti il funzionamento rimane lo stesso: il mutuante concede una somma al mutuatario per realizzare lo scopo stesso, che di norma consiste nell’acquisto di beni o servizi. Quindi alla base di questa tipologia di mutui ci sono due rapporti: tra mutuante e mutuatario e tra mutuatario e venditore del bene o servizio.

In questa ottica la Cassazione è intervenuta, sottolineando che esiste un collegamento negoziale tra le due situazioni. Per questa ragione, qualora dovesse succedere che il mutuante conceda la somma pagando il venditore perché il mutuatario possa entrare in possesso di un bene, ma il venditore non dovesse consegnare il bene stesso, è verso quest’ultimo che il mutuante deve rivalersi e non sul mutuatario che in origine ha stipulato il contratto impegnandosi alla restituzione del denaro con la maggiorazione degli interessi.


 

 

 

 

 

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