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Fondo Atlante, un aiuto contro il rischio Bail in?

Il peso del credito deteriorato, le difficoltà palesate da numerose banche, oltre all’avvio delle disposizioni sul Bail in (e al divieto degli Stati Membri Ue di mettere mano alle casse per aiutare le banche in grave difficoltà) hanno condotto alla nascita (che avverrà proprio nel mese di Maggio) del Fondo Atlante.

Di questo sono state date molte definizioni, ma quella con il contenuto maggiormente chiarificatore è quella di fondo per il bailout, viste le funzioni che andrà ad assolvere, nella veste di una sorta di ‘fondo di solidarietà’ tra banche (per chi verserà e chi ne beneficerà in prima battuta).

Cos’è?

Il fondo Atlante è chiamato nel difficoltoso compito di sostenere la “volta del mondo bancario” (vedi anche Mutui subprime), in un momento che si conferma ancora molto difficile, visto la grande percentuale di sofferenze bancarie e, di conseguenza, dei crediti inesigibili.

Questo contributo verrà principalmente offerto tramite la sottoscrizione di azioni che rimarranno inoptate, a fronte di aumenti di capitale dovuti dalle banche per ripristinare i propri “conti” in vista delle regole del Bail in. Il 30% dell’entità della dotazione del fondo (si parla di un minimo di 5 miliardi e un massimo di 7 miliardi di euro) è già destinata alla presa in carico dei crediti deteriorati di Mps, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca (considerate le emergenze prossime).

Chi partecipa?

Alcune grandi banche al momento si sono messe da parte (tra queste spicca Mediobanca). Invece a partecipare con un notevole impegno saranno Unicredit, Ubi Banca e Intesta Sanpaolo, ognuna delle quali farà confluire un miliardo di euro nel fondo stesso. Un piccolo contributo verrà anche dallo Stato, con mezzo miliardo che sarà versato dalla Cassa Depositi e Prestiti (vedi anche Plafond Casa).

La gestione del fondo verrà data alla Quaestio Capital Management Sgr (le cui azioni saranno in maggioranza nelle mani della fondazione Cariplo con circa il 37,5%, e altre società in misura notevolmente inferiore).

La durata di vita di questo fondo (di diritto lussemburghese) sarà di 5 anni, ma si potrà effettuare una proroga per altri due anni, così da rimanere in linea con le previsioni che hanno indicato nel termine massimo di 8 anni il tempo necessario per risolvere il credito deteriorato delle banche italiane.

 

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