Mutui a confronto
Mutui a tasso fisso
Mutui a tasso variabile
Mutui a tasso misto
Mutui ordinati per banca
 

Capire i mutui
I mutui casa
Il mutuo fondiario e altri tipi di mutuo
Tasso fisso, variabile o misto ?
Il piano di ammortamento
Imposte mutuo e agevolazioni fiscali
I costi del mutuo e le spese notarili
Ipoteca
Estinzione mutuo
FAQ
Glossario
Consigli utili

 

Dal prestito pensionistico all’ Ape 2016: le novità sull’anticipo pensionistico

Il problema degli esodati e l’evidente eccessiva rigidità del sistema pensionistico ideato dalla Fornero sotto il governo Monti, insieme alla necessità di non andare ad intaccare i conti dell’Inps già gravemente in rosso, hanno portato alla nascita di una serie di iniziative assistenziali, per le quali si era parlato di mini pensione prima (durante il governo Letta con proposta del ministro Giannini), e di prestito pensionistico poi, per approdare con il governo Renzi all’Ape (anticipo sulle pensioni).

Su questo ultimo ‘meccanismo’ ci sono ancora giudizi contrastanti, ma quello che è evidente è che usufruire della possibilità di andare in modo anticipato in pensione non può essere concesso a titolo gratuito (nemmeno per i disoccupati over 55 anni e per chi svolge lavori usuranti), bensì grazie ad agevolazioni e/o contributi statali (vedi anche Migliori finanziamenti agevolati).

Come funziona l’Ape?

Secondo le ultime riformulazioni del progetto di legge è più appropriato parlare di prestito pensionistico che di anticipo pensionistico. Infatti chi vuole o deve andare in pensione anticipatamente rispetto alla pensione di vecchiaia (l’intervallo massimo concesso di anticipazione sarebbe di 3 anni), dovrebbe ottenere un “acconto” sulla pensione per la quale ancora non ha maturato pienamente i diritti.

Una volta che questi sono maturati, l’avente diritto è chiamato a restituire ciò che ha avuto come anticipazione, con rate mensili, che verrebbero trattenute direttamente dall’Inps (con un meccanismo molto simile alla cessione del quinto) per una durata massima di 20 anni.

La concessione di questi “prestiti” verrebbe fatta da banche che dovrebbero aderire al sistema, per non aggravare eccessivamente l’Inps. Fin qui sarebbe stato trovato il consenso sul meccanismo mentre il nodo da sciogliere dovrebbe vertere sulla percentuale di pensione a cui si rinuncerebbe.

Quanto si va a perdere?a

La prima proposta parlava di un 3% all’anno, il che costituirebbe una cifra notevole visto che in 3 anni si arriverebbe a un -9%. Proprio per questo si sta lavorando sulle coperture per rendere meno pesante la decurtazione sui redditi (e quindi selle pensioni) più bassi, sui disoccupati e tutte quelle categorie che hanno requisiti per ottenere delle agevolazioni (verdi anche Prestiti immediati online a tasso basso).

Dalle ultime proposte si parlerebbe di una decurtazione dell’1% annuo, che arriverebbe al massimo ad un 3% complessivo. In questa ipotesi una parte della copertura dovrebbe andare forzatamente a gravare sulle casse dello Stato.

Torna alla sezione principale Guida Finanziamenti.


 

 

 

 

 

Privacy - Cookie Policy